Vincenzo Gemito e la Napoli dell’800

Vincenzo Gemito

Vincenzo Gemito era uno dei cosiddetti figli della Madonna. A Napoli esiste una ruota presso la chiesa dell’Annunziata, nei pressi della stazione Garibaldi, nella quale venivano esposti i bambini indesiderati o che la famiglia non poteva permettersi di mantenere. Il povero Vincenzo era uno di questi. Nato le 1852 Vincenzo fu lasciato nella ruota e prese uno dei due cognomi tipici dei bambini abbandonati, vale a dire Genito (l’altro era Esposito). Genito fu per errore trascritto come Gemito e così nacque il nome Vincenzo Gemito.

Vincenzo dimostra fin da bambino doti artistiche notevoli ma anche un disagio interiore molto forte. Riesce a entrare all’accademia di belle arti ma non si trattiene molto in quel luogo ritenendolo troppo restrittivo per i suoi gusti.

Gemito era un naturalista e amava il contatto umano con la gente comune, quella che era solito ritrarre e scolpire con grande maestria. I suoi volti, che siano essi di metallo, di terracotta o disegnati non sono ideali ma più che mai dettagliati e definiti. Spesso è possibile riconoscere in quei lineamenti amici, parenti e artisti famosi con i quali Vincenzo entrò in contatto.

Negli anni 70 dell’ottocento si trasferì a Parigi dove ottenne molto successo, anche se non seppe amministrare come si deve le fortune che ne derivarono. Fu così che nel 1880 tornò a Napoli e si riavvicinò alle antichità archeologiche che aveva studiato già prima di partire per la Francia. Realizzò quindi diverse opere ispirate alle grandi opere d’arte del Museo Archeologico napoletano presso il quale era solito passare parte delle sue giornate.

Partì poi alla volta di Capri dove si ritirò per sedare il dolore provocato dalla morte della sua compagna, deceduta a causa della tisi. Dopo un anno di isolamento si innamorò della modella di un altro grande artista napoletano dell’800 e la sposò. Ritornò quindi a lavoro ma per poco.

Nel 1885 il re d’Italia gli commissionò una delle statue che sono sulla facciata di palazzo reale a Napoli. Si tratta per la precisione del Carlo V. Tutte le statue dovevano avere uno stile abbastanza classico che mal si adattava a quello di Gemito. Fu per questo che l’artista dopo aver tentato disperatamente e aver prodotto soltanto un bozzetto dovette essere rinchiuso in una casa di cura. Aveva letteralmente dato di matto. Si chiuse in un esilio volontario nella propria casa in via Tasso per circa diciotto anni.

Gemito si riprese solo dopo la morte della moglie e ricominciò a lavorare intensamente ottenendo tanti altri premi e onori fino al 1929, anno della sua morte.

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Vincenzo Gemito e la Napoli dell'800
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A Napoli tanti bambini furono abbandonati nella ruota degli orfanelli della chiesa dell'Annunziata ma solo uno divenne Vincenzo Gemito.
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