Palazzo Zevallos. Da Rubens a Gemito passando per Caravaggio

Una strada spagnola a Napoli

Palazzo Zevallos è una delle tante dimore aristocratiche nate nel ‘600 su via Toledo. La strada fu voluta dal Viceré Don Pedro di Toledo, uno dei più noti a Napoli e soprattutto uno di quelli che regnò più a lungo lasciando una marcata impronta del suo passaggio.

Via Toledo doveva essere l’arteria principale della nuova zona della città inglobata nel ‘500 dal viceré. Una strada sulla quale avrebbero dovuto affacciarsi i palazzi più belli di Napoli ma ahimé così non fu. Il viceré aveva fatto costruire nei pressi di quella stessa strada: i famosissimi quartieri spagnoli, così chiamati perché vi erano collocati gli acquartieramenti dei soldati spagnoli; un ospedale; un carcere e una chiesa nella quale fece erigere la propria tomba.

La presenza dei soldati impedì per molto tempo la nascita di palazzi nobiliari che comparvero solo nel ‘600. Palazzo Zevallos nacque a inizio ‘600 e passò per mano di diverse famiglie nobiliari tra cui gli Zevallos e i Vandeneyden. Jan Vandeneyden era un mercante originario di Anversa come ve ne erano tanti a Napoli nel ‘600 e acquistò il palazzo per trasformarlo in un vero e proprio museo.

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Un macabro banchetto

Con i Vandeneyden il palazzo oltre a essere una dimora signorile divenne anche un vero e proprio museo con una raccolta di opere del ‘600 da fare invidia a uno dei tanti musei moderni. Vandeneyden però lasciò la sua collezione alle figlie, una delle quali lasciò Napoli portandosi una parte delle opere. Opere che grazie alla mostra “Rubens, Van Dyck e Ribera. La collezione di un principe” sono in parte tornate a casa.

Essendo Vandeneyden originario di Anversa nel palazzo confluirono opere dei più grandi artisti del ‘600 napoletano come Ribera, Stanzione, Giordano ma anche di grandi artisti di Anversa come appunto Rubens e Van Dyck. L’opera di Rubens che si trova oggi al Palazzo per una mostra temporanea è il famoso “banchetto di Erode” normalmente conservato a Edimburgo.

I protagonisti della scena sono ovviamente Erode, Erodiade e Salomé, nonché la testa del povero Battista. I personaggi sono vestiti secondo i canoni seicenteschi ma la storia è una storia molto più antica. Salomé è riuscita ad ottenere la testa di S. Giovanni Battista e la serve come se fosse una qualunque portata di un banchetto su un vassoio argentato. Erodiade, senza alcuno scrupolo, con la forchetta punzecchia quelle povere carni ormai gelide mentre Erode sembra essere l’unico sconvolto dallo spettacolo che gli si presenta davanti.

Rubens, Van DYck e Ribera. La collezione di un principe

Un falsario di tutto rispetto

La collezione di Palazzo Zevallos ci è nota grazie a un catalogo redatto nel 1688 da Luca Giordano, grande artista napoletano che collaborò con Vandeneyden ma anche famosissimo falsario. A Napoli Luca Giordano è conosciuto come Luca Fa Presto per la sua abitudine di dipingere molto velocemente. Era così veloce che nacque una leggenda che lo voleva capace di dipingere due quadri contemporaneamente, uno con la destra e l’altro con la sinistra.

Giordano era il classico bambino prodigio. A 7 anni aveva già fatto un ritratto all’allora viceré di Napoli e a 12 anni era in grado di copiare i quadri dei più grandi artisti del suo tempo in maniera impeccabile. Il padre, resosi conto di questa sua particolare dote, gli commissionava quadri su quadri per poi rivenderli spacciandoli per originali. Lo stesso Vandeneyden fu gabbato.

Luca Giordano è solo uno dei tanti grandi presenti a Palazzo Zevallos. La collezione del Palazzo annovera anche pezzi di Artemisia Gentileschi, Aniello Falcone, Massimo Stanzione e tanti altri, tutti con una storia personale molto particolare. Tutti conoscete Caravaggio per le sue intemperanze ma pochi conoscono la carriera di falsario di Giordano, il processo per stupro intentato da Artemisia Gentileschi in pieno seicento, la compagnia della Morte di cui faceva parte Aniello Falcone.

Una visita speciale

Palazzo Zevallos è uno di quei luoghi che visitato da soli non ha alcun senso. Vi trovereste a vagare tra decine e decine di quadri ammirandone sì la indubbia bellezza ma perdendo il significato recondito di ognuno di essi. La collezione è composta da due nuclei separati: un primo nucleo con opere del ‘600 e legato alla figura di Vandeneyden e un secondo nucleo acquisito quando ormai il palazzo era stato acquistato dalla banca che ancora oggi lo occupa composto da opere dell’800.

Del nucleo ottocentesco fanno parte del opere di Vincenzo Gemito, ‘o pittore pazzo, e quelle dei vedutisti della scuola di Posilipo e Resina. Anche il Caravaggio è arrivato tardi nella collezione, per la precisione nel ‘900. Inizialmente fu attribuito ad altri artisti ma ormai siamo certi che l’autore fu proprio Michelangelo Merisi e che si tratta dell’ultima opera da lui realizzata prima della sua morte.

Il Martirio di Sant’Orsola di Caravaggio

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Palazzo Zevallos. Da Rubens a Gemito passando per Caravaggio
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Palazzo Zevallos. Da Rubens a Gemito passando per Caravaggio
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Un palazzo museo in pieno centro a Napoli, sulla trafficatissima via Toledo. Una collezione unica da Rubens a Gemito passando per Caravaggio.
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