Il presepe napoletano. Un’arte tutta napoletana.

Il presepe napoletano

Il presepe napoletano è una pagina del vangelo tradotta in dialetto napoletano… (M. Cuciniello)

La storia del presepe napoletano

La storia del presepe napoletano ha inizio lontano da Napoli, per la precisione a Greccio. Secondo la tradizione, San Francesco, di ritorno da un viaggio, nel 1223 diede vita al primo presepe proprio nei boschi della città di Greccio. Tecnicamente non lo si può definire un presepe classico, perché il frate si limitò ad allestire una capanna presso la quale lui e altri frati infornarono dei canti la notte di Natale.

Si potrebbe quindi dire che San Francesco inventò il presepe vivente, più che il presepe in senso stretto. A raccontarci la storia di questa “invenzione” c’è il grande Giotto che, nella basilica di Assisi, tra le storie del frate, inserisce anche una scena dedicata alla nascita del presepe. 

Per sapere di più sul presepe di Giotto

Eppure c’è chi dice che forse Napoli ha preceduto Greccio di quasi duecento anni. In alcune cronache, infatti, si parla di una chiesa, nota già nel 1021 (alcuni dicono 1025) e collocata presso Sant’Angelo a Nilo, detta Santa Maria ad praesepe. Il nome della chiesa potrebbe essere legata alla presenza al suo interno di un presepe ante litteram ma bisogna tener conto che la parola presepe indicava un recinto e quindi il nome della chiesa potrebbe derivare anche dalla presenza di una struttura a mò di recinto in zona, come avviene per la chiesa del Purgatorio ad Arco, così chiamata per la presenza di un arco. 

I primi presepi

I primi presepi risalgono al ‘300 e sono caratterizzati da statue di legno abbastanza grandi, alcune quasi ad altezza naturale. Stando alle fonti il più antico sarebbe quello che si trovava un tempo a Santa Chiara, voluto dalla regina Sancha di Maiorca, di cui non resta che una scultura che si trova alla Certosa di San Martino.

Sempre alla certosa, dove è allestita una sezione presepiale di tutto rispetto, si trova il presepe più antico di Napoli di cui abbiamo traccia, vale a dire il presepe di San Giovanni a Carbonara, risalente al 1478 e composto un tempo da 48 statue. Ormai restano ben pochi personaggi, manca ad esempio il bambinello e la Madonna ha perso anche la corona ma restano due categorie di figure completamente nuove, assenti nei presepi francescani, vale a dire i profeti e le sibille.

Da ricordare è anche il presepe che si trovava presso la chiesa di San Giuseppe dei falegnami, realizzato da Giovanni da Nola. Per la prima volta la sacra famiglia viene piazzata sotto dei ruderi anziché in una capanna o una grotta. I ruderi rappresentano il declino del paganesimo avvenuto per opera di Gesù, quindi una simbologia ben precisa. 

Lo scoglio

Nel presepe napoletano lo scoglio o masso comprare solo nel XVII secolo. Prima le figure erano grosse e di legno e posizionate in una cappella. Col passare del tempo le figure si fecero più piccole e cominciarono a essere inserite in un paesaggio, detto appunto scoglio. Lo scoglio viene fatto in sughero o gesso e deve essere diviso in tre parti con tre scene ben precise: natività, annuncio ai pastori e la taverna. La natività deve essere collocata nel punto più alto. 

Tra i presepisti (coloro che realizzano lo scoglio) più famosi vi furono due architetti: Muzio Naclerio e Nicola Canale Tagliacozzi. I due erano famosissimi e la gente si divideva in due schieramenti con tanto di tifoserie per sostenere il proprio idolo. 

I figurari

I figurari sono quelli che realizzano i pastori che vanno collocati sul presepe. Come dicevamo inizialmente i pastori erano di legno, poi pian piano si è passati alla terracotta. Potete trovare i pastori modellati, che sono interamente in terracotta, oppure i pastori classici. Questi ultimi hanno il corpo in stoppa e fil di ferro e testa, braccia e gambe in terracotta. Insomma somigliano a delle bamboline. 

Nel XVIII secolo tra i figurari migliori di Napoli c’erano artisti di alto calibro che trasformarono il presepe in una vera e propria arte. Tra i nomi più altisonanti c’è quello di Giuseppe Sanmartino, l’autore del Cristo Velato, detto anche il Donatello dei pastori. Anche Francesco Celebrano, che come Sanmartino ha lavorato a Cappella Sansevero, si dedicò alla realizzazione di presepi. Celebrano lavorava anche presso la fabbrica delle ceramiche dei Borbone e come lui anche altri figurari. 

Cappella Sansevero. Un gioiello nel cuore di Napoli

Molto famoso è diventato anche Lorenzo Mosca che era un impiegato e divenne figuraro per passione. Molti lo offendevano dandogli del dilettante ma fu talmente apprezzato che dovette trovarsi un aiutante per far fronte alle tante richieste. Il lavoro era talmente tanto che decise addirittura di realizzare delle matrici dalle quali ricavare dei pastori in serie per velocizzare il tutto. 

Personaggi e luoghi del presepe napoletano

Alcuni personaggi e alcuni luoghi un tempo erano imprescindibili. Ma andiamo per ordine.

I re Magi

Un tempo erano considerati degli astronomi giunti a Betlemme seguendo la stella cometa. Il loro arrivo presso la stalla di Gesù rappresenterebbe l’unione delle religioni orientali, legate appunto all’astronomia, e occidentali. Sono sempre 3, due bianchi e uno nero, e rappresenterebbero anche i tre continenti allora noti: Asia, Europa e Africa.

Potete posizionarli sul presepe il 6 Gennaio di fronte alla capanna, oppure potete procurarvene 3 serie diverse: le moschelle, quelli piccoli, che si mettono in lontananza il 25 a indicare l’inizio del loro viaggio. il 31 tocca alla serie di media misura che andrà a sostituire quella piccola. Infine, il 6 gennaio, verranno posizionati davanti alla capanna i tre grandi. 

Nel 1840 Ferdinando II di Borbone fece realizzare un presepe alla Reggia di Caserta che però fu ben presto smontato perché l’architetto che lo realizzò pensò bene di mettere tutte e tre le serie di pastori contemporaneamente. Nove re Magi sul presepe decisamente non vanno bene. 

Stefania e Benino

Stefania è la donna col bambino che stava vicino alla capanna. Secondo la tradizione voleva vedere Gesù ma non avendo mai partorito fu allontanata dagli angeli. La donna allora si procurò una pietra e la avvolse in uno scialle facendola passare per un bambino. Fu così che riuscì a beffare gli angeli e a vedere Gesù.

Arrivata di fronte al bambinello improvvisamente sentì uno starnuto e si rese conto che la pietra era diventata un bambino. Fu così che nacque Santo Stefano, il primo martire della chiesa cristiana ma anche il primo bimbo venuto al mondo per miracolo dopo Gesù.

Benino è il ragazzino che dorme nella parte alta del presepe, quello che secondo i più sogna il presepe che è dunque una sua fantasia. Secondo alcuni rappresenterebbe anche il cristiano non ancora battezzato, quello che deve ancora aprire gli occhi alla verità o anche l’anno nuovo. 

I venditori

I venditori di alimenti in teoria dovrebbero essere dodici, come dodici sono i mesi dell’anno. Sono loro ad affollare il presepe insieme a pastori, angeli, zampognari e mendicanti. 

Un altro venditore, che non rientra nei canonici dodici, è l’oste, Cicci Bacco, che sta nella taverna che fa da contraltare alla sacra famiglia. Se la sacra famiglia è il modello di quello che va fatto, la taverna è l’esempio lampante di ciò che non si deve fare. 

Questa marea di pastori è collocata in luoghi precisi della scena. Tra i luoghi più significativi c’è la fontana, presso la quale spesso di trova una donna. Dai vangeli apocrifi sappiamo, infatti, che l’arcangelo Gabriele annunciò la maternità alla Madonna presso una fontana. 

Sulla scena c’è sempre un fiume e un ponte che rappresenta il passaggio all’aldilà e non lontano un pozzo, simbolo negativo, in quanto mette in collegamento due mondi. 

Gli anacronismi del presepe napoletano

Molti viaggiatori che sono arrivati a Napoli tra ‘700 e ‘800 hanno notato subito gli anacronismi del presepe napoletano. 

Gesù nasce a Betlemme, eppure lo scoglio non è altro che una rappresentazione delle campagne vesuviane. Goethe addirittura ci dice che molti creavano uno sfondo con tanto di Vesuvio dietro lo scoglio. 

Gesù nasce in inverno, eppure le campagne rappresentate sono in fiore, come se fosse primavera. La natura doveva dimostrare in qualche modo la sua partecipazione ad un evento così importante, no?

Il presepe è spesso pieno di Pulcinella, santi e personaggi che non c’entrano niente con la nascita di Gesù. In molti presepi compariva addirittura l’arcivescovo con le reliquie di San Gennaro e una lunga processione. 

La fine del presepe napoletano

Leggendo questo titolo potreste pensare che sono impazzita, eppure è così, il presepe napoletano come forma d’arte ha avuto una sua fine. 

Nato, come dicevamo, nel ‘300, ha avuto due momenti top, nel ‘500 e in epoca Borbonica. Nel ‘500 San Gaetano da Thiene, la cui statua di trova nell’omonima piazza proprio di fronte a via San Gregorio Armeno, la strada dei presepi, cercò di fare del presepe un simbolo della Controriforma. Fu il primo a convincere i napoletani a farlo anche nelle loro case. 

Con Carlo di Borbone ha inizio la storia del vero presepe napoletano, quello al quale hanno lavorato degli artisti di notevole fama, quello che attirava grosse folle anche di stranieri, quello i cui pezzi sono stati acquistati anche all’esterno per il loro grande valore. 

Questa arte è però scomparsa con la nascita dell’Unità d’Italia. I liberali non erano molto credenti e così il presepe, la cui costruzione prima era promossa anche dal re e da molti aristocratici, finì pian piano nel dimenticatoio, sostituito dall’albero di Natale. 

Via San Gregorio Armeno

Gli artisti di Via San Gregorio Armeno, la strada dei presepi, costituiscono una piccola resistenza. Sono tra i pochi a tentare di tenere viva una tradizione che un tempo aveva visto coinvolta l’intera città di Napoli. 

In questa strada ci si può rendere conto di cosa erano capaci le mani dei grandi artisti e immaginare cosa dovevano essere i presepi di un tempo che ormai più nessuno può permettersi. 

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Curiosità

Voglio lasciarvi raccontandovi 4 curiosità.

1- il presepe va smontato il 2 febbraio, alla candelora. Secondo la tradizione il 2 febbraio Gesù, che aveva compiuto 40 giorni, fu presentato al tempio. Quando una cosa si porta troppo per le lunghe a Napoli si è soliti dire: ‘o sciuglimme ‘stu presepe?… lo smontiamo questo presepe?

2- Alla Certosa di San Martino è conservato un presepe stupendo che prende il nome dall’uomo che ha donato la gran parte dei pastori, trattasi del Presepe Cuciniello. Per inserire il presepe dove si trova oggi si dovette modificare il tetto di quelle che un tempo erano le cucine della certosa. Il presepe è caratterizzato da una serie di luci che cambiano in modo da simulare il passaggio dall’alba alla notte. 

3- un tempo esisteva il presepe ca si friccica. Si trattava di un presepe fatto con personaggi semoventi, spesso proprio delle marionette. Ad un certo punto fu proibito perché chi li realizzava ne approfittava per mettere in scena delle vere e proprie satire politiche con la scusa del presepe. 

4- a Napoli è nata anche la canzone “Tu scendi dalle stelle”. Era stata scritta in napoletano dal santo Alfonso Maria Liguori e il titolo era Quanno nascere Ninno, quando nacque il bambino. In un secondo momento la canzone è stata italianizzata ed è diventata la più famosa canzone di Natale. 

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