Catacombe di Napoli. San Gaudioso

Il rione Sanità

Il rione sanità è un quartiere che fino all’800 si estendeva all’esterno della città di Napoli e che oggi invece è parte integrante della città. Nel rione sanità si trovano due delle sette catacombe di Napoli più famose. La Catacomba più famosa è sicuramente quella dedicata a S. Gennaro ma la più particolare è quella di S. Gaudioso.

Vescovo africano sfuggito alle persecuzioni, S. Gaudioso è sepolto a Napoli, nella catacomba che prende il suo nome. Uno splendido arcosolio mosaicato con un’iscrizione indica il luogo preciso della sepoltura. Le catacombe nate attorno al corpo di questo santo sono piccole ma uniche.

Per raggiungere queste catacombe bisogna entrare nel cuore del quartiere sanità, la chiesa di S. Maria della Sanità. Costruita nel ‘600 mantiene ancora molti elementi della sua origine barocca e opere d’arte spettacolari. La chiesa, che fu costruita sopra un’altra piccola chiesetta ha una particolarità che la rende unica. L’altare, che avrebbe dovuto essere costruito dove cera la chiesetta più antica, fu sopraelevato. Due splendide scale vi conducono all’altare barocco che è quindisospeso sopra la vecchia chiesa.

Altri tesori nel sottosuolo di Napoli

Le catacombe di S. Gaudioso

Tramite una scaletta, sita a destra dell’altare, accompagnati dai giovani di un’associazione, entrerete in un ambiente sotterraneo. Questa stanza anticamente era più profonda. Forse si trattava di una cisterna di epoca ellenistica, non ne siamo certi, ma sicuramente era più profonda. Il pavimento che si vede oggi non è altro che fango. Il rione sanità, infatti, si trova in una conca alla base di alcuni dei colli che circondano Napoli. Qui, in occasione di piogge molto intense, il fango è colato giù fino a innalzare il piano di calpestio.

Scendendo la prima cosa che si vede è la catacomba del V secolo d.C.. C’è la sepoltura di S. Gaudioso, alcuni arcosoli e degli affreschi. Questi ultimi sono molto deteriorati a causa dell’umidità ma ancora stupendi.

Poi si procede alla volta degli scolatoi, che fanno parte delle catacombe seicentesche. Accanto alle catacombe cristiane, infatti, nacque una seconda area di sepoltura. Nel seicento i domenicani erano solito far pagare gli aristocratici per un posto nelle catacombe della loro chiesa. Molti furono quelli disposti a pagare anche cifre assurde per farsi sottoporre a uno strano trattamento.

I corpi dei defunti venivano prima di tutto messi negli scolatoi. Seduti a forsa in delle nicchie, su una panca, i corpi restavano a scolare per 8/12 mesi. I liquidi persi venivano raccolti in un contenitore e le ossa sepolte in alcuni loculi lungo un corridoio.

Il corridoio in questione è caratterizzato da una serie di loculi in cui erano riposti i corpi ma senza crani. Il cranio veniva incassato nel muro e sotto un pittore, tale Giovanni Balducci, provvedeva a disegnare uno scheletro. Tutti i personaggi sepolti in questo corridoio della morte hanno qualche elemento che permette di capire il mestiere svolto dal defunto in vita.

Gli scheletri dipinti degli uomini sono sulla sinistra mentre a destra ci sono le donne, tutte coperte nelle parti basse da una gonna. Ogni scheletro come dicevo ha un elemento che ci permette di identificare la professione, come ad esempio una toga o una tavolozza.

Accanto a ogni scheletro c’è un motto, scleto dal defunto o dai domenicani. Uno dei più belli dice…oggi a me, domani a te!

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Il quartiere di Totò

Totò nacque nel quartiere sanità. Qui visse per molti anni con sua madre e sua nonna che avrebbero voluto si facesse prete. Ecco perché il piccolo Antonio frequentava la chiesa di S. Maria della Sanità dove, con scarsi risultati, faceva il chirichetto. Totò conosceva bene questa chiesa e anche le catacombe di Napoli, in particolare quelle di S. Gaudioso.

In queste catacombe, quasi sicuramente, vide un’immagine che ispirò una delle sue più famose poesie: à livella. Nelle catacombe, infatti, c’è una rappresentazione della morte che vince su tutto: sapere, ricchezza e tempo. Un’immagine della morte che mette tutto allo stesso livello, che rende il ricco uguale al povero. Fu questa immagine a ispirare il grande artista.

La livella di Totò è una splendida poesia che racconta la storia di un uomo rimasto chiuso nel cimitero il giorno dedicato ai defunti. Il poveretto si trova ad assistere alla discussione tra un marchese e uno spazzino. Il marchese rimprovera lo spazzino perché si è fatto seppellire vicino a lui, un uomo di cotanto lignaggio. Lo spazzino in un primo momento si scusa ma alla fine, dopo ripetuti rimproveri, esplode e dice al marchese:

T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
che staje malato ancora e’ fantasia?…
‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.

‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
trasenno stu canciello ha fatt’o punto
c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?

Ascolta Totò che recita à livella

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Catacombe di Napoli. San Gaudioso
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Catacombe di Napoli. San Gaudioso
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Il sottosuolo di Napoli conserva dei gioielli unici al mondo, come le catacombe di San Gaudioso. Un luogo unico in cui anche la morte diventa tradizione.
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