Pompei. Manifesti elettorali, graffiti e altre scritte.

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I pompeiani scrivevano sui muri.

Ebbene sì, gli abitanti dell’antica Pompei erano dei maleducati, almeno secondo i nostri parametri. Al giorno d’oggi scrivere sui muri non è di certo considerato un gesto appropriato però tutto sommato dobbiamo essere felici che per i romani le cose fossero ben diverse. Eh sì, perché le scritte dipinte o graffite che tappezzano i muri di Pompei ci hanno permesso di scoprire il lato umano dei nostri antenati.

Sui muri dell’antica Pompei potrete trovare scritte di vario genere, che a breve andremo ad analizzare, ma in generale le tecniche usate per realizzarle erano due, quella ad affresco e quella a graffito. Ecco perché si parla di Tituli Picti e Graffiti. In genere queste scritte venivano realizzate da un gruppo di almeno tre persone: una che manteneva la scala, una che manteneva una luce e una che dipingeva o scriveva. Sotto uno dei tituli picti di Pompei è stata individuata una scritta alquanto comica, apposta dall’artista che aveva realizzato l’opera: “ho fatto tutto da solo!”. Quando si dice la modestia.

Alcune di queste scritte poi, sono anche alquanto sgrammaticate, del resto anche al giorno d’oggi su facebook abbondano è senza accento e ho senza l’H, non vedo perché dovesse essere tanto diverso duemila anni fa. Saper leggere e scrivere del resto non significa necessariamente saperlo fare bene.

I manifesti elettorali

Una delle categorie meglio rappresentate è quella dei manifesti elettorali. Si dice che il primo a farsi eleggere a Roma seguito di una campagna elettorale pressante fosse stato il re Tarquinio Prisco. Un tempo anche la monarchia era elettorale. Col passare del tempo le campagne elettorali sono diventate sempre più organizzate e specializzate e i manifesti di Pompei ne sono la prova.

Anche la parola candidato viene dal latino. Ragioniamo un attimo. Pensate a una società nella quale mancano mezzi come tv e internet e chiedetevi una cosa: in una città grande come Roma come faccio a sapere chi si è candidato alle varie magistrature? Semplice, il candidato è colui che veste di candido. Il bianco candido è il colore dei puri e degli onesti (e qui avrei da ridire sulla scelta) ecco il perché di questa particolare tonalità di bianco.

A Pompei potete trovare manifesti elettorali un pò ovunque. Non era il candidato a scrivere gli slogan bensì i suoi sostenitori. Ecco perché il nome del candidato è sempre all’accusativo perché ha valore di complemento oggetto. In genere il nome del candidato è scritto con lettere un pò più grandi rispetto al resto del manifesto ed è seguito da una serie di sigle.

IIvir sta per duoviro, una delle due magistrature di Pompei. I duoviri (due uomini) erano i magistrati principali della città.

AED sta per edile, la seconda magistratura della città.

DRP sta per Dignum Rei Pucblicae, cioè degno della cosa pubblica.

OVF sta per oro vos faciatis, vi prevo di fare, di votare.

I manifesti elettorali riguardano le ultime campagne elettorali e non dimenticate che i romani votavano ogni anno. Gli slogan venivano scritti dai sostenitori dei candidati come già detto, sostenitori che potevano anche riunirsi in categorie come ad esempio i lavandai o i vicini di casa.

Cosa vedere a Pompei.

Scritte erotiche e poco eleganti

I pompeiani di duemila anni fa non avevano peli sulla lingua e scrivevano sui muri un pò di tutto, incluso eventi quotidiani che al giorno d’oggi preferiremmo mantenere privati. Ad esempio troviamo molti graffiti che trattano un argomento normalmente tabù, vale a dire le evacuazioni intestinali. Ebbene sì, i romani parlavano della loro cacca e ne scrivevano anche sui muri. Chi li capisce.

Un graffito riguardante questo argomento si trova presso la casa dell Gemma a Ercolano. Per la precisione il graffito si trova in una latrina doppia dove si è trovato a fare i propri bisogni niente di meno che il medico dell’imperatore Tito. Il caro Apollinare si è anche preso la briga di scrivere che “Apollinare, medico dell’imperatore Tito, cacò qui bene!”.

Non tutti avevano però la decenza di farla presso nei luoghi preposti e finivano per farla per strada o presso i muri di qualche abitazione. Un problema del genere dovette assillare il proprietario di un edificio che si trova nei pressi del Castellum Aquae di Pompei che si vide costretto a correre ai ripari. Fu così che sul muro dell’edificio in questione comparve la seguente scritte: O Cacatore, possa tu stare così bene da passare oltre questo luogo!

Tra i graffiti più famosi ci sono sicuramente quelli del lupanare con i feedback lasciati dai clienti del bordello ma anche le prostitute alle volte prendevano in mano uno stilo e scrivevano. Un esempio ci è dato dal graffito presso il vicolo degli scheletri che dice “Libanis felat A II”. Insomma c’è scritta la specialità e il prezzo e soprattutto di chi dovete chiedere.

C’è chi si è cimentato in una speciale traduzione immaginando come sarebbero stati i graffiti e i tituli picti di Pompei se fossero stati scritti in napoletano.

Traduzioni in napoletano

Pubblicità

Ovviamente non possono mancare graffiti e scritte inerenti pubblicità di vario genere. Si pubblicizzavano giochi gladiatori, spettacoli teatrali e prodotti di vario genere. Uno dei manifesti pubblicitari meglio conservati e più famosi è quello che si trova presso la bottega delle cuccume di Ercolano.

Nei pressi della casa del salone nero a Ercolano c’è un negozio che vendeva cuccume, contenitori di terracotta, nei pressi del quale appare un affresco che dice ad cucumas e presenta quattro contenitori. E’ chiaro che la bottega vende del vino e sotto ogni contenitore è riportato il prezzo del vino venduto in base alla quantità.

Sotto i contenitori ci sono le seguenti scritte a partire da sinistra: A IIII, A III, A IIII, A II. Mentre la prima, la seconda e la quarta sono seguite da una S sbarrata, la terza è seguita da una S sbarrata (che indica lunità di misura detta sestario) e una S (che sta per mezzo sestario) senza sbarra. Il significato è il seguente: il primo vino costa 4 Assi al sestario (che equivale a poco più di mezzo litro), il secondo 3 Assi al sestario, il terzo 4 Assi per un sestario e mezzo e il quarto 2 Assi al sestario.

Gente esasperata

Ovviamente con tutte queste scritte sui muri c’era anche chi alla fine si rompeva le scatole e sentiva il bisogno si esternare la sua esasperazione. Uno degli esasperati è la persona che ha scritto questa frase: Mi meraviglio, o parete, che tu non sia crollata in macerie, tu che dovresti sopportare i fastidi di tanti scrittori. Della serie “c’avit accis a salut!”.

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A Pompei anche i muri parlano e non in senso metaforico ma letterale. La città è tappezzata di graffiti e scritte affrescate ovunque. Ma cosa scrivevano esattamente?
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