L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: cosa accadde davvero a Pompei?
L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. è una delle catastrofi più famose dell’antichità. Nel giro di poche ore il territorio vesuviano fu sconvolto e città come Pompei ed Ercolano vennero sepolte dai prodotti dell’eruzione.
Paradossalmente, proprio quella tragedia ha permesso la conservazione di una quantità straordinaria di edifici, oggetti e testimonianze della vita quotidiana romana.
Ma quando avvenne esattamente l’eruzione del Vesuvio?
Per molto tempo avete sentito parlare di una data precisa: 24 agosto del 79 d.C. Oggi, però, la questione è molto più interessante.
Quando avvenne l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.?
La tradizionale data del 24 agosto del 79 d.C. deriva dalle lettere di Plinio il Giovane, la principale testimonianza scritta dell’eruzione giunta fino a noi.
Plinio raccontò la catastrofe molti anni dopo in due celebri lettere indirizzate allo storico Tacito.
All’epoca dell’eruzione si trovava a Miseno insieme allo zio, Plinio il Vecchio, comandante della flotta romana.
Fu proprio Plinio il Vecchio, vedendo la straordinaria nube che si innalzava dalla zona del Vesuvio, a decidere di avvicinarsi.
La sua iniziale curiosità scientifica si trasformò presto in un tentativo di soccorso.
Plinio il Vecchio non sarebbe più tornato.
Venti anni dopo Plinio il Giovane raccontò a Tacito in due lettere della morte di suo zio e dell’eruzione lasciandoci una testimonianza unica nel suo genere.

Plinio il Giovane e la descrizione dell’eruzione
La descrizione di Plinio il Giovane è diventata così importante che ancora oggi viene utilizzata per indicare una particolare tipologia di fenomeno vulcanico: l’eruzione pliniana.
La gigantesca colonna eruttiva che si innalzò sopra il Vesuvio viene descritta da Plinio attraverso un’immagine diventata celebre: quella di un grande pino.
La nube, infatti, sembrava salire come un enorme tronco per poi allargarsi nella parte superiore formando una sorta di chioma.
A Pompei cominciarono a cadere lapilli e pomici. Con il passare delle ore il materiale si accumulò sulle strade e sui tetti delle abitazioni.
Per gli abitanti iniziò una corsa contro il tempo.
Alcuni cercarono di fuggire dalla città, altri decisero di rimanere nelle proprie case o di cercare riparo.
Come fu distrutta Pompei?
Quando pensiamo alla distruzione di Pompei immaginiamo spesso una città improvvisamente investita dalla lava.
Ma Pompei non fu distrutta da una colata di lava.
Durante la prima fase dell’eruzione sulla città caddero soprattutto pomici e altri materiali vulcanici. L’accumulo progressivo rese sempre più difficile muoversi e provocò il cedimento di numerosi tetti.
Successivamente la situazione divenne ancora più drammatica.
La colonna eruttiva perse stabilità e si generarono correnti piroclastiche, miscele estremamente calde di gas, cenere e materiale vulcanico che si spostarono rapidamente lungo le pendici del vulcano.
Furono queste a segnare definitivamente il destino di chi si trovava ancora nella città.
Secoli dopo, i vuoti lasciati nel materiale vulcanico dalla decomposizione dei corpi avrebbero permesso di realizzare i celebri calchi delle vittime di Pompei.
I calchi di Pompei. Come sono fatti?
Ma l’eruzione avvenne davvero il 24 agosto?
Ed eccoci al piccolo giallo archeologico.
La data tradizionale del 24 agosto non è così sicura come potrebbe sembrare.
Le lettere di Plinio il Giovane ci sono infatti arrivate attraverso copie manoscritte realizzate molti secoli dopo l’originale e i manoscritti non riportano tutti la stessa data.
Da tempo, inoltre, gli archeologi avevano individuato alcuni elementi che sembravano poco compatibili con un’eruzione avvenuta nel pieno dell’estate.
A Pompei sono stati ritrovati, per esempio, frutti tipicamente autunnali, sistemi utilizzati per riscaldare gli ambienti e altri indizi che hanno alimentato il dibattito.
Anche alcuni ritrovamenti numismatici sono stati chiamati in causa nel tentativo di stabilire una cronologia più precisa.
L’ipotesi di un’eruzione autunnale, quindi, non nasce da una singola scoperta recente: la discussione esiste da molto tempo.
L’iscrizione che ha riaperto il caso
Nel 2018 un ritrovamento effettuato durante gli scavi nella Regio V di Pompei ha riportato la questione al centro dell’attenzione.
Su una parete di una casa in ristrutturazione è stata individuata un’iscrizione tracciata a carboncino.
Il testo contiene una data corrispondente al 17 ottobre.
Ed è qui che la faccenda diventa particolarmente interessante.
Un’iscrizione realizzata con un materiale fragile come il carboncino difficilmente sarebbe rimasta intatta per moltissimo tempo su una parete prima di essere sepolta.
Se quella scritta fu realizzata nell’anno dell’eruzione, come ritengono gli archeologi che l’hanno studiata, significa che Pompei era ancora viva almeno il 17 ottobre del 79 d.C.
Di conseguenza, l’eruzione non potrebbe essere avvenuta il 24 agosto.
Quindi qual è la vera data dell’eruzione di Pompei?
Qui bisogna fare una distinzione importante.
L’iscrizione non dice direttamente che il Vesuvio eruttò il 24 ottobre.
Dimostra piuttosto – se la sua attribuzione al 79 d.C. è corretta – che la città era ancora attiva dopo il tradizionale 24 agosto.
Esistono inoltre diverse varianti della data tramandata dai manoscritti di Plinio.
Per questo oggi è più corretto spiegare che la tradizionale data del 24 agosto è discussa e molti indizi archeologici fanno propendere per un’eruzione avvenuta in autunno, probabilmente nel mese di ottobre.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti dell’archeologia: quello che consideriamo un fatto acquisito può essere rimesso in discussione da un’iscrizione, una moneta, un oggetto o persino dai resti di ciò che qualcuno stava mangiando quasi duemila anni fa.
Insomma siamo ancora in alto mare.
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Sono Sara, guida turistica abilitata della Regione Campania e laureata in Archeologia, Storia Antica e Storia dell’Arte.
Durante i miei tour non ci limitiamo a vedere “le cose più famose” di Pompei: utilizziamo case, reperti, iscrizioni e graffiti per ricostruire la storia e soprattutto la vita delle persone che abitavano la città prima dell’eruzione.
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Domande frequenti sull’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
In che anno avvenne l’eruzione di Pompei?
L’eruzione che seppellì Pompei ed Ercolano avvenne nel 79 d.C.
L’eruzione di Pompei avvenne il 24 agosto?
Il 24 agosto è la data tradizionalmente ricavata da alcuni manoscritti delle lettere di Plinio il Giovane. Tuttavia diversi indizi archeologici e testuali hanno portato a mettere in discussione questa data e a ipotizzare un’eruzione avvenuta in autunno.
Il Vesuvio distrusse Pompei con la lava?
No. Pompei non fu sommersa da una colata di lava. La città venne ricoperta da materiale vulcanico e successivamente raggiunta dalle correnti piroclastiche.
Chi raccontò l’eruzione del Vesuvio?
La testimonianza scritta più famosa è quella di Plinio il Giovane, che descrisse gli avvenimenti in due lettere indirizzate allo storico Tacito.
Plinio il Vecchio morì durante l’eruzione?
Sì. Plinio il Vecchio, zio di Plinio il Giovane e comandante della flotta romana a Miseno, raggiunse la zona interessata dall’eruzione e morì durante gli eventi.
Perché si pensa che l’eruzione sia avvenuta in autunno?
Oltre ai problemi legati alla tradizione manoscritta delle lettere di Plinio, a Pompei sono stati rinvenuti diversi elementi compatibili con una data autunnale. Particolarmente importante è l’iscrizione a carboncino scoperta nella Regio V, che riporta una data corrispondente al 17 ottobre.




